Prima che arrivassi tu


Prima che arrivassi tu …

Il week end era fatto per esagerare.

E per dormire.

L’alba ci sorprendeva con una sigaretta in una mano e un cocktail nell’altra.

Non sapevo cosa fosse il dolore, non sapevo come potessero essere infinite ore trascorse in una stanza di ospedale con la fronte imperlata di sudore e il tuo papà che mi stringeva forte la mano.

Non sapevo cosa fosse la paura, cosa volesse dire temere per il futuro di qualcuno che ami più di ogni altra cosa, la sensazione di voler fermare questo mondo marcio, e di ricostruirlo, solo per te.

Adesso l’alba è fatta di baci, di sorrisi, di dolci parole sussurrate nel lettone mentre fuori gli uccellini cantano e tu sgrani i tuoi bellissimi occhi azzurri per la gioia e lo stupore.

Quando dormi il tempo si ferma, e io passerei le ore ad osservare ogni minimo particolare, ogni centimetro di te, che ti rende unica e speciale.

Non sapevo che esistesse questa felicità, totale e pura.

Prima che arrivassi tu ero una persona a metà, ma non lo sapevo.

Grazie per avermi insegnato tutte queste cose nuove e per avermi scelta come la tua mamma.

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Mamma a tempo indeterminato 

  
Quando perdi il lavoro, qualcosa si rompe dentro di te.

Se poi è il lavoro che ti faceva svegliare felice è ancora peggio.

Per un po’ si va avanti, specie quando hai appena partorito e tutto il tempo e le energie vengono assorbite dal tuo piccolo fagotto d’amore, non esiste nient’altro per svariati mesi, e puoi stare certa quell’amore durerà poi per tutta la vita, a tempo indeterminato.

Ma dopo qualche mese, quando Fagotto inizia a crescere, dopo 1 anno, quando Fagotto inizia ad andare all’asilo, ti ritrovi con un sacco di tempo libero, che all’inizio è una figata, però poi subentra la voglia di rimettersi in gioco, la voglia di gratificazione personale, fosse anche solo la voglia di ricominciare a parlare con persone adulte.

In fin dei conti non hai fatto niente di male, ed è triste pensare che la propria carriera lavorativa si sia tristemente arenata per la nascita di un figlio.

Un figlio ti arricchisce, e ti sfinisce, ti stanca ok, ma ti rende più attenta, più sensibile, più comprensiva, ti fa diventare una persona migliore.

Che ha bisogno e voglia di lavorare.

Tutti questi pensieri, tutte queste cose le ho spiegate durante i numerosi incontri conoscitivi sostenuti presso le agenzie interinali, ho cercato di farle trasparire con discrezione sulle lettere di presentazione che accompagnavano le centinaia di curriculum che ho inviato, le ho dette con sincerità durante i ben 2, e sottolineo 2, colloqui che ho ottenuto in 8 mesi di ricerca del lavoro.

Poi uno non deve perdere la speranza. 

Eppure ogni volta che inviavo un curriculum ci credevo tantissimo, dicevo “Cazzo stavolta mi prendono, è l’annuncio per me!”, piena di entusiasmo, pronta per affrontare una nuova avventura.

Ma nessuno chiamava.

Però un giorno succede che la telefonata giusta arriva, e torni a fare quel lavoro che ti faceva svegliare felice.

Mai perdere la speranza.

Dopo questi mesi da disoccupata, dopo aver provato a percorrere tante strade e dopo aver conosciuto delle persone nuove, forti e molto in gamba, mi sento in grado di dare qualche consiglio alle donne, alle mamme, che sono alla ricerca di un lavoro:

  • Non è facile, ma questo lo sapete, preparatevi a giorni duri, a giorni tristi, a giorni che vi faranno interrogare sulle vostre reali capacità, anche questo serve, e tanto;
  • Dimenticatevi per un po’ l’orario part-time ed il contratto a tempo indeterminato, il mercato del lavoro non è più come dieci anni fa e al momento non è in grado di offrire queste cose;
  • Reinventatevi, prendete foglio e penna e scrivete tutto ciò che vi piacerebbe fare, mai come adesso è possibile fare della propria passione un lavoro;
  • Perseverate!Se quello che volete fare ce l’avete invece ben chiaro in testa andate dritte per la vostra strada e continuate a provare, fate tutto il possibile per riuscirci;
  • Tenetevi aggiornate, se sapete fare un mestiere non smettete di farlo, trovate dei corsi che vi permettano di restare aggiornate, solitamente le agenzie del lavoro né organizzano di gratuiti;
  • Informatevi: cercate sempre di essere informate su interventi e corsi che la vostra regione offre per le donne e per i disoccupati, possono esserci proposte interessanti;
  • Proponetevi sempre con entusiasmo, voglia di fare e determinazione, non siate passive ma propositive, sono qualità molto apprezzate;
  • Ricordatevi che siete donne e mamme, e siete forti e speciali.

In bocca al lupo ❤️

Polpette di lenticchie 

  
Ingredienti

1 pugno di lenticchie rosse decorticate

1/2 peperone giallo

1/2 peperone rosso

1/2 cipolla bionda

200 ml passata di pomodoro

2 patate lessate

1 uovo

Pangrattato

Sale 

Cumino

Paprika affumicata

Curry

Preparazione 

Tritare finemente la cipolla e i peperoni, soffriggere brevemente aggiungendo un goccio d’acqua per non appesantire il soffritto, aggiungere poi le lenticchie e la salsa di pomodoro, un bicchiere d’acqua ed un pizzico di sale e portare a cottura (20 mins circa) aggiungendo acqua se necessario.

In una ciotola schiacciare con la forchetta le patate lesse, aggiungere le spezie, quindi le lenticchie e l’uovo, mescolare bene e utilizzare il pangrattato per dare all’impasto una consistenza compatta.

Formare delle polpette grandi come una noce inumidendosi le mani per agevolare il compito, infornare a 180 gradi per 15/20 mins su di una teglia rivestita di carta forno.

Servire con un’insalatina di misticanza e yogurt greco.

Quando i bambini si ammalano  – Things to do

  
Tutto inizia con un colpo di tosse, una notte di sonno agitato, la lacrima facile.Poi il naso che cola (più del solito).

Con circospezione prendo il termometro dalla scatola dei medicinali, e la sentenza è proprio ciò che temevo: febbre.

Argh.

Era tornata all’asilo solo da tre giorni.

“Vedrai quando inizierà ad andare all’asilo”, dicevano …
E infatti.

Le giornate a casa scorrono lente, ci si veste con calma, si esce in salotto, si tirano fuori tutti i libretti, poi il lego, poi i peluches, poi i cubi … Decido di dire basta quando il nostro spazio vitale si riduce al minimo.
<<Adesso aiutami a mettere a posto questi giochi prima di tirarne fuori altri!>>
In tutta risposta lei va a prendere il cesto delle mollette e lo rovescia sul tappeto.

Quando la febbre inizia a salire le richieste di attenzione si fanno più forti, le manine cercano il seno frugando nella scollatura, gli occhi diventano lucidi e il pianto è sempre in agguato.
Coccole, coccole e ancora coccole, con il risultato che a pomeriggio inoltrato siamo ancora sul divano, i giochi sul tappeto, la cena da fare.

L’arrivo di papy e’celebrato con le campane che suonano a festa, finalmente posso andare in bagno!

E così, o quasi, per tutta la settimana.L’apice della mia vita sociale e’ quando vengono a trovarci i nonni.

Cosa si può fare per non impazzire con una 15mesenne a casa?

Consigli per quando la febbre scende: 

– guardare foto di famiglia 

– creare un ospedale per peluches e pupazzetti

– disegni con colori di tipologia diversa (pennarelli, matite, acquerelli)

– lavoretti con materiale vario (foglie, legno, spago)

– giocare con calamite e/o adesivi

– pasta sale/pongo

– costruire una casetta/tenda dove creare un angolo tranquillo e diverso dal solito per rilassarsi e leggere storie 

Un’altra idea che trovo molto carina ed adatta a diverse età e’quella di avere una scatola con giochi e attività varie (libretti, strumenti musicali, barattoli, chiavi) da utilizzare solo quando si è a casa ammalati così sarà sempre una novità.

La domenica sera c’è un po’di agitazione perché domani si torna all’asilo, faccio mente locale su tutte le cose che potrò fare, la spesa, le pulizie, cazzeggiare ad esempio.

Torno a casa con gli occhi pieni del suo faccino triste mentre la lascio alla maestra e mi giro per tornare a casa.
Su su mi dico, tanto di ammalerà di nuovo presto 🙂

Riso venere con salmone e verdure 

 

  
Ingredienti per 3 persone

250 gr riso Venere

2 zucchine

15 pomodorini

150 gr salmone affumicato 

Sale e pepe

Timo e aglio in polvere
Preparazione 

Tagliare a cubetti le zucchine e saltarle velocemente con un goccio d’olio in una padella antiaderente, devono restare croccanti, aromatizzare con aglio e sale in polvere, aggiustare di sale fuori dal fuoco e mettere da parte.

Nella stessa padella saltare i pomodorini tagliati a metà, salare fuori dal fuoco ed aggiungerli alle zucchine.

Tagliare a listarelle il salmone e nel frattempo cuocete in acqua bollente leggermente salata il riso, quindi scolare, condire con gli ingredienti preparati in precedenza aggiungendo un filo d’olio a crudo e lasciate insaporire qualche ora prima di servire 

Bye bye baby – Hello toddler!

 

Succede che un giorno ti rendi conto che la tua -fino a ieri- adorabile neonatina e’diventata una mini te di 15 mesi.

Aiuto.

E infatti non si dorme più, il momento del pasto e’ stancante come una maratona (però vabbè anch’io da piccola non mangiavo e ora guadatemi, quindi c e speranza per tutti!), il fasciatoio si può portare tranquillamente in cantina dal momento in cui serve solo come base per dei doppi carpiati e il NO è diventato un chiaro invito a fare ciò che non si dovrebbe nemmeno pensare di fare.

“Le crocchette del gatto non si mangiano!”

CROK!
“Le carezze non si fanno così forti!”

SBAM!

“Quel barattolo di vetro non si …”

CRASH!

Però c’è anche l’entusiasmo che si vede nei suoi occhi quando la mattina sente gli uccellini cantare, la curiosità di sentire le gocce di pioggia sul visino mentre guarda all’insù, la felicità di vedere un nuovo fiore spuntato in giardino, le risate mentre la rincorri per rubarle il dolcetto che ha in mano.

Non ho mai condiviso il mio cibo con nessuno ma con lei lo faccio volentieri 🙂 
Questa è un’età,  tra l’uno ed i tre anni, delicata e ricca di cambiamenti, è il momento in cui noi genitori abbiamo l’importante compito di aiutare i nostri figli ad imparare a crescere come gli adulti che vorremmo diventassero e di guidarli nel mettere le basi per creare la loro identità.

Ogni giorno e’diverso ed ogni giorno e’bellissimo.

Non posso fare a meno di pensarlo quando la sera stramazzo sul letto devastata dalla stanchezza.

There’s a new mom in town

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Qualche tempo fa ho scoperto l’esistenza delle “Yummy moms”, la versione giovane delle MILF, meglio descritte come sessualmente attraenti, sane (perché le altre sono malate?) e molto attente al look .

Io mi ritengo più una Gnammy Mom, cioè una che mangia.

E che cucina.

Yummy moms, dicevamo …
Durante le infinite sessions di allattamento alle quali mi sottoponeva mia figlia appena nata, mi sono avvicinata al mondo delle mamme blogger cercando consigli e idee su come svolgere al meglio l’impegnativo, a volte difficile, ma senza dubbio incredibilmente bello e soddisfacente, mestiere di Madre.

Ho trovato qualche spunto interessante, ma poi è tutto venuto da se’, quello però che non ho ancora capito è come fare ad essere figa ogni giorno, dopo una notte in bianco, dopo un orribile capriccio prima di andare all’asilo, dopo essere stata usata come fazzoletto umano da un piccolo ma iper produttivo nasino colante proprio oggi che avevo deciso di mettere la giacca nera per sembrare un po’ più elegante di una appena scappata di casa, anche se il messy bun, unica acconciatura per me concepibile, non è che sia poi così elegante.
Allora visto che non mi sento ne’ Yummy ne’ MILF (perché insomma la mamma di Stifler, la MILF per eccellenza, i 30 li aveva superati da un bel po’!) ecco creata una nuova categoria: le Gnammy!
Chi è come me?

C’è una nuova mamma in città.

 

Ho avuto vari spazi online dove amavo raccontare la mia quotidianità, questo è la nuova versione di me, la mamma-me.

Spero per voi che sarà piacevole leggermi come lo è per me scrivere.

A presto, Meggy.